Compreresti una volta a settimana un panino da 10000 €, pagandolo 2000 volte il suo vero valore? Se la tua risposta è “ovviamente no”, pensa che stai già facendo la stessa cosa con l’acqua che bevi ogni giorno. Quando compri una cassa d’acqua nel tuo supermercato, solo per una percentuale minuscola di ciò che spendi è per l’acqua, mentre la stragrande maggioranza è per la produzione e lo smaltimento della bottiglia di plastica che la contiene. Ma come si giustifica tutto questo?

Ogni settimana, solo negli Stati Uniti, si consuma circa mezzo miliardo di bottiglie: mettendole in fila potrebbero circondare per 5 volte la circonferenza del mondo. Per la produzione di queste bottiglie negli USA, in un anno, si spende lo stesso quantitativo di petrolio necessario per fare il pieno a 1 milione di automobili, senza considerare il trasporto. Ma oltre al fattore economico, si aggiunge un ben più importante problema ambientale: al consumo sciagurato di petrolio, fonte non rinnovabile, si aggiunga che solo il 20% delle bottiglie può essere riciclato (parzialmente), mentre il restante 80% è incenerito o accatastato in enormi montagne di raccolta causando ulteriore inquinamento ad aria e terra.

L’impatto ecologico che ogni giorno creiamo a causa di questo è letteralmente devastante, ma è ancora più grave se pensiamo che la soluzione sia proprio nella cucina di casa nostra. Le grandi multinazionali dell’acqua, approfittando della nostra sufficienza e disattenzione, hanno costruito, seducendoci nel corso dei decenni, la domanda d’acqua in bottiglia, instaurando paura nei confronti di quella del nostro rubinetto. Ma è un costo economico e soprattutto di salute e ambientale che non possiamo più permetterci. Il primo passo è pensare che sia un problema che riguarda noi in prima persona e che coinvolge il nostro presente e futuro e attivarci già da ora per fermare il consumo di bottiglie di plastica.